
Legacy #66
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Nicht aus dieser Zeit scheint das selbst verlegte Debut-Album der Berliner Band FAUNS zu entstammen, welches vor eine Weile erschien und nun leicht verspätet im Legacy Erwähnung findet – und diese zweifelsohne verdient hat. Die FAUNS spielen rundum schönen Folk Rock mit eigener Note, der ganz für sich selbst spricht und eben etwas Beschwingtes ausstrahlt, vielleicht noch am Ehesten vergleichbar mit Circulus aus dem englischen Königreich oder den leider früh verblichenen Promethean aus Finnland, also Bands mit Anleihen am 70er Prog/Folk Rock.
Wie soll ich FAUNS anders beschreiben, als dass ihre Musik bei allem spröden Charme eines hörbar handgemachten ersten Albums so klingt, wie ich es mir wünsche, um zur Ruhe zu kommen, die Seele baumeln zu lassen und zu träumen? „LeafFall“ kann also als Musik zur inneren Einkehr dienen, verströmt aber auch Bewegendes und Lebhaftes, vor allem durch den gleichermaßen unkonventionellen Gesang von Maja Langholz und Jan-Peer Hartmann, welche nicht jeden Ton sauber treffen und halten, zuweilen recht flott singen, aber auf eine so herzliche Weise zu Werke gehen, dass diese vermeintliche Schwäche manches auf Perfektion getrimmte Massenprodukt dieser Tage aussticht. Schade eigentlich, dass die Band nicht bald um die Ecke spielt, denn ein Konzert würde ich mir gerne ansehen und -hören. Auch wenn der Metal-Anteil gering ist, so dürften sich die FAUNS recht entspannt in die Herzen all jener spielen, welche träumerischer handgemachter Musik gerne ein oder zwei Ohren leihen. Das schöne Digipak ist für 10 Euro bei der Band erhältlich. (Thor Wanzek)
11 Punkte
Fauns - LeafFall
Letto: 7 volte
Data: 28/1/2010
Anno: 2009
Label: Autoprodotto
Genere: Progressive Rock/Folk/Metal
di Salvatore Siragusa
Maja Langholz: Voce, flauto
Jan-Peer Hartman: Chitarra, voce
Paul Lasny: Chitarra
Falk Hartman: Basso, chitarra
Mira Stubing: Piano, keyboards
Nils Hartman: Batteria
Ci arriva dalla Germania e precisamente da Berlino, questo disco intitolato LeafFall, loro sono i Fauns, conosciutisi tra i banchi di scuola, dopo molti anni trascorsi tra esibizioni live e demo realizzano questo primo full-lenght basato sull'idea, invero non originalissima ma nel caso specifico sufficientemente ben indovinata di miscelare tradizione Folk, raffinatezza Progressive e dinamismo Metal.
LeafFall tra alti e bassi si dimostra comunque un lavoro ben realizzato, che sa essere dolce e soave sfruttando al meglio parte vocale ma anche deciso e dal piglio elettrico nel riffing delle chitarre, capace di fare buon uso del gioco dell'alternarza tra atmosfere soffuse ed eteree e stacchi decisamente dal sapore più duro; talvolta però risulta eccessivamente prolisso, ed è questo forse il maggior difetto dell'album della band teutonica.
L'apertura è affidata ad una breve intro corale che ci introduce ad uno dei brani meglio riusciti del disco: "On Misty Shores" in cui maggiormente assistiamo a questa indovinata alternanza tra passaggi più robusti e atmosfere più soffici, la voce femminile e le backing vocals creano quelle atmosfere più pacate che lasciano repentinamente spazio alle chitarre più cadenzate, un brano decisamente valido. La breve "The Sprig Within Her Hair" gioca maggiormente sulle ritmiche: chitarra, voce maschile e flauto, un buon solo e sapori folk. "Dead Winter Sleep" è un pezzo controverso, buone idee, passaggi sapientemente costruiti, belle atmosfere, interessante la linea melodica costruita dal flauto ma comincia a fare capolino quella prolissità che talvolta mette a disagio l'ascoltatore, se il brano fosse durato 2 minuti in meno avrebbe sicuramente reso in maniera migliore.
"Tauriel" è una lenta ballata acustica ispirata nelle liriche e nella lingua da J.R.R. Tolkien. Nuovamente il ritmo è protagonista in "As Her Autumn Song Called". I 30 secondi strumentali di "Lasselanta ci accompagnano alla conlusiva "Cuiviénen", in cui ci ritroviamo di fronte, come già ascoltato in Dead Winter Sleep, ad un pezzo in cui non mancano momenti di pregevole fattura ma che diluiti in 11 minuti di canzone si perdono in passagi più stucchevoli, anche questo un brano si discreto ma forse eccessivamente lungo.
Nel complesso un buon album questo LeafFall, nulla di trascendentale ma 8 brani sicuramente piacevoli per una band che si dimostra preparata sia tecnicamente che a livello di capacità compositiva, buone commistioni di genere, atmosfere ricche anche se talvolta prevale una certa dispersività del discorso musicale, legato ad una eccessiva lunghezza in alcuni brani; ottima la registrazione, abbastanza spartano l'artwork e la confezione, anche se sono presenti i testi dei brani. Consigliato agli amanti delle atmosfere pacate e rilassate che però non disdegnano passaggi più elettrici a ravvivare il quadro sonoro.
70/100
http://www.artistsandbands.org/ita/modules/recensioni/detailfile.php?lid=1626
Autore: FAUNS
Titolo album: LeafFall
Nazionalità: Germania
Etichetta: Fauns
Anno di pubblicazione: 2009
Recensito da Donato Zoppo
Dalla Germania tra prog, hard e folk
Può non piacere, ma il progressivo ha la capacità di avvolgere, conquistare, affascinare. Quello italiano per la vivacità, la forza melodica, la fantasia, quello nord europeo per le tinte sfuggenti, la malinconia, le luci soffuse e le ombre. A questa corrente si rifanno i tedeschi Fauns, giovani autori di un art-rock ideale da ascoltare alle ultime luci del sole, calpestando manti di foglie autunnali o vedendo le brume che avvolgono il sottobosco.
Certo che un pezzo come "On misty shores" con le sue plumbee cadenze riporta alla mente gli Astra, ma è la tavolozza strumentale a dirigersi oltre, tra fluidi passaggi dall'elettrico all'acustico e la grazia delle voci. Tutto rimanda ai vari White Willow, Tirill, Scarlet Thread, o agli Aries zuffantiani. "LeafFall" è il disco d'esordio ufficiale benchè raccolga il meglio che la band espresse in un fortunato demo-cd di qualche anno fa. Un buon manifesto dei Fauns potrebbero essere "The spring within her hair" e "Lasselanta", capace di spaziare dal folk-progressive al rock di sapore rushiano.
Belle anche le ballate più raffinate: è il caso di "Tauriel", probabilmente il momento più alto del lavoro, semplice e tanto aggraziato, con buone combinazioni di flauto e violino. Quello che manca alla band berlinese è però una buona capacità di sintesi: se la semplicità con la quale si propongono raggiunge l'obiettivo, ripensare i brani con una ulteriore concisione non sarebbe male. Nè mancano punti deboli come "Dead winter sleep": a Karnataka, Iona e Mostly Autumn certe cose riescono molto meglio... E la voce femminile spesso perde colpi facendo crollare le atmosfere così levigate.
Un piacevole debutto per un gruppo capace e fresco, che deve soltanto maturare.
(Recensione apparsa su: http://www.movimentiprog.net)
Pubblicato da Donato Zoppo a 12.29.00
Etichette: fauns, germania, progressive-folk, recensione
Stil: Folk / Retro-Prog
Fauns – LeafFall
(40:22), Privatpressung, 2008
FAUNS
LeafFall
Auto-Production – 40'– All '07
Folk progressif
DR7-OD7
Ça commence par une introduction »a capella« d'une vingtaine de secondes, puis survient un bon riff de guitare bien gras, métallique, relayé rapidement par la guitare acoustique, encore un petit échange entres les deux avant qu'une jolie voie féminine vienne se poser dessus. On aurait par cette courte introduction aisément saisi le contexte musical dans lequel évoluent les allemands de FAUNS, un folk au chant féminin, mâtiné de métal, histoire de garder l’auditeur éveillé. Le problème, c'est que des groupes comme ceux-là, il y en a à la pelle, alors pourquoi celui-ci plutôt qu'un autre? Sans doute parce qu'il est plus folk que les autres. En effet, après ce premier morceau, somme toute agréable, insensiblement, la formation revient à ce qui semble être sa source d'inspiration naturelle: une excellente musique folklorique, électro acoustique où les interventions de flûte se font bien plus prétsentes que celles des guitares étlectriques, où la voix masculine intervient autant que la féminine et avec autant de bonheur. On retrouve des ambiances d'un autre (excellent) groupe allemand de la fin des années 70, Carol of Harvest, pour tenter de vous donner une référence. Une autre source d'inspiration semble être un certain J.R.R. Tolkien, le créateur du fameux Seigneur des anneaux, au point qu'un des morceaux est carrément chanté en langue elfique! (Du moins, je le pense, car j'avais d'abord cru que c'était du finlandais, à l'oreille, mais à lire les paroles et en rapprochant ce texte du fait que Tolkien s'est inspiré du Kalevala pour »inventer« l'elfique et que les précédents albums de Fauns regorgent de références aux Hobbits et autres Comtés, cela semble se confirmer). D'ailleurs, parler de Finlande n'est sans doute pas aussi innocent que cela, car Fauns pourrait facilement être comparé à deux autres formations, toutes deux finnoises, oeuvrant dans le folklorique de haut-vol, à savoir Tenhi et Viima. Mêmes ambiances acoustiques, mêlées de beauté et de charme l'instar de la pochette, aussi: superbe, élégante, authentique, aux décors aussi délicats que ceux d'une estampe japonaise, au lettrage stylisé rappelant la calligraphie ancienne ou les runes elfiques. On ne retrouvera les guitares électriques et quelques riffs plus gras que dans la dernière partie de l'album, parsemés au sein de la longue pièce (plus de 10 minutes) qui clôt l'album de manière la plus progressive qui soit: par un superbe solo de guitare lyrique… Ce qui ne devait être qu'un album de folk métal de plus à l'écoute du premier morceau, s'est finalement avéré un excellent album de folk tout court, voire de folk progressif, du genre de ceux qui sortent du lot. Excellent dans le genre.
http//www.fauns.de
DrPraug
Stil: Folk / Retro-Prog
Fauns – LeafFall
(40:22), Privatpressung, 2008
Eigentlich würde ich gerne wissen wollen, wieviel der Progmusik-Interessierten diese Scheibe beim ersten unvoreingenommenen Hördurchlauf der verkehrten Nationalität zuordnen würden. Denn diese folkdurchträngte, progrockende Musik mit dezenten Metalanteilen hätte ich eindeutig dem Skandinavisch-Isländischen Kontinentalbereich zugeordnet.
Dabei handelt es sich um eine schon zu Anfang der 90er Jahre in West-Berlin gegründete Band. Ihre Inspirationen zum Musizieren haben sie schon immer aus mystischen und fantastischen Geschichten gewonnen, woher auch ihr Name stammt (siehe Bandbeschreibung). Wesentlicher „Inspirator“ ihrer Kunst ist die erfundene Welt von Professor J.R.R. Tolkien, wodurch meine „kontinentale Fehleinschätzung“ dann doch etwas verständlich erscheint.
Auch der musikalische Einstieg in die CD mit dem kurzen, männlichen A-Cappella Gesangsstück „Chant“ lässt schon fast keltische Tradition vermuten.
Aber schon auf „On Misty Shores“ wird man von „lieblichen“ Metalriffs empfangen, die aber direkt in entspannte und melodiöse Töne übergehen. Eine schön gespielte akustische Gitarre kommuniziert mit melodiösen Keyboardtönen, wird unterbrochen von den schon bekannten Metallriffs, um dann die elfenhafte Stimme von Maja Langholz, die auch Flöte spielt, in einer ruhigen Klanglandschaft ertönen zu lassen. Automatisch kommen bei mir die Assoziationen, dass es sich bei der Sängerin um ein Wesen aus Lothlorien handeln muss. Der Song entwickelt sich zu einer ansprechenden und abwechslungsreichen Komposition, wobei mehrstimmiger Gesang, geschickte Rhythmuswechsel und einfühlsames E- und A-Gitarrenspiel zum Facettenreichtum beitragen. Bei diesem Stück muss ich auch zum erstenmal an die schöne Scheibe der fränkischen Band Carol Of Harvest von 1978 denken, die durch ausgezeichneten Frauengesang und gekonnte folkorientierte Progmusik geglänzt hatte. Allerdings klingt Maja Langholz lieblicher und nicht so stimmgewaltig wie damals Beate Krause.
Auf „The Sprig Within Her Hair“ zeigt dann die zweite Stimme der Band ihre Wesensart, die von Gründungsmitglied und Gitarrist Jan-Peer Hartmann ertönt. Hier geht es dann mehr traditionell folkloristisch zu, wobei der keltisch angehauchte männliche Gesang mir nicht so behagt. Allerdings wird auch im Duett mit Frau Langholz gesungen.
„Dead Winter Sleep“ ist dann ein schöner melancholischer Song, der von Flötenspiel, dem elfenhaften Gesang, feinem Wechselspiel zwischen akustischer und elektrischer Gitarre, kleinen Metalleinlagen und einer eingängigen Melodie gekennzeichnet ist.
„Tauriel“ bietet uns wieder lyrisch-akustische Töne, wobei Jan-Peer Hartmann in der Sprache J.R.R. Tolkiens singt (meine starke Vermutung) und von stimmig eingesetztem Violinenspiel begleitet wird. Elbin – irgendwo musst Du doch hier stecken ;-)
„As Her Autumn Song Called“ lebt wiederum vom Zwiegesang von „Elb“ und „Elbin“, fröhlichen Flötenklängen und einer mehr folkloristischen Melodie.
„Lasselanta“ ist ein kurzes Instrumental mit Flöte und akustischer Gitarre.
Der letzte Song „Cuiviénen“ beginnt auch wieder akustisch-melodiös mit dem Gesang von Maria Langholz. Nach gut zwei Minuten kommt der Wandel zum Prog-Song mit E-Gitarre, Keyboarduntermalung, dezenten Metalklängen und einigen Rhythmuswechseln. Die Flöte darf auch wieder ertönen und somit schließt dieses Werk mit einer ähnlich abwechslungsreichen Komposition, wie es begonnen hat.
Da die Musik auf „LeafFall“ absolut eigenständig rüber kommt, können Vergleiche zu anderen Bands nur hinken. Allerdings bin ich bis auf Carol Of Harvest auch schon mal von der Atmosphäre an die finnischen Tenhi und die finnischen Folkprogger von Viima erinnert worden.
Obwohl ich kein vordergründiger Fan dieser Art von Musik bin, bereitet mir diese Scheibe doch Freude, so dass ich den Folkproggies mit Affinität zu Tolkienschen Geschichten unbedingt die Myspace Seite der Band empfehlen möchte. Ach übrigens – wie bei Eigenproduktionen ja oft festzustellen, handelt es sich um eine ausgezeichnete Produktion mit feinstem Klang.
Wolfram Ehrhardt
auch auf den Babyblauen Seiten:
http://www.babyblaue-seiten.de/index.php?albumId=9011&content=review&left=genre&genre=9
Hört man sich vollkommen unbedarft und ohne Hintergrundwissen die Gruppe FAUNS an, dann möchte man auf keinen Fall glauben, dass diese Gruppe ihren Ursprung und ihren Sitz im westlichen Teil unserer Bundeshauptstadt hat. Denn bereits seit den 90er-Jahren spielt die Band in West-Berlin einen sehr interessanten Mix aus Folk, Prog und Metal. Das Ganze entpuppt sich zu einem Stil, bei dem man kaum Vergleiche ziehen kann. Keltische Einflüsse, sanfte Gesangspassagen und häufige metallische Gitarrenriffs werden in den Kompositionen von FAUNS gekonnt miteinander verbunden.
Im Jahr 2004 spielten die Musiker bereits eine EP mit dem Titel "Misty Shores" ein. Darauf waren 4 Songs enthalten, die wir nun auch auf der ersten offiziellen Album-Veröffentlichung finden. Davor produzierten FAUNS eigene CD-Rs und boten diese über ihre Website an. Im Laufe der Zeit verbesserten sie ihre eigenen Stücke nach und nach, so dass alle Tracks nun auf "LeafFall" sehr gereift und überzeugend dargeboten werden.
Soundtechnisch überhaupt nicht zu beanstanden, verlangen FAUNS, dass sich der Fan in seinen Sessel zurücklehnt und der Musik genau folgt. Maja Langholz bezirzt uns in On Misty Shores mit ihrer sanften Stimme, wobei sie sich nur durch harte Gitarreneinlagen unterbrechen lässt. Darüber hinaus wird der Folk durch die gespielten Flötentöne verursacht, die, wie beschrieben, den ganz besonderen Touch ausmachen. Die drei beteiligten Hartmanns sind Brüder, einer von ihnen, nämlich Jan-Peer, singt ebenfalls. So übernimmt er in The Sprig Within Her Hair die Leadstimme und verdonnert Maja Langholz für eine Weile zum Background. Über Geschmack lässt sich streiten, insbesondere in den folklastigen Parts passt beides.
Mein persönlicher Favorit ist Dead Winters Sleep, denn genau hier werden solche Melodien präsentiert und eine Stimmung verursacht, die dem Hörer nicht so schnell wieder aus dem Kopf geht. Äußerst melancholisch kommen FAUNS mit einem sehr geschmackvollen Gitarrensolo daher, bevor erneut düstere und heftige Guitar-Salven zumindest kurzzeitig das Kommando übernehmen.
Was den Prog betrifft machen die Berliner GENESIS, PINK FLOYD, BLACK EMPEROR, MARILLION und OPETH geltend, wobei letztere vielleicht für die härteren Einlagen als außerordentliche Inspiration dienten. Neben den üblichen Instrumenten sind es 12-saitige Gitarren, eine Laute sowie Block- und Querflöten, die zum Einsatz kommen, das Salz in der Suppe ausmachen und die zeitweilige Szenerie der 70er-Jahre auf den Plan rufen.
"LeafFall" ist ein Geheimtipp und ich empfehle sehr mal reinzuhören und sich bei Gefallen das Album über die Website der Formation zu bestellen. Diese Musik ist wahrlich nicht alltäglich!
Ralf 'Jogi' Ruhenstroth, (Impressum, Artikelliste), 07.06.2008
http://www.home-of-rock.de/CD-Reviews2/Fauns/Leaf_Fall.html
Fauns
Leaffall
J.R.R. Tolkiens Einfluss ist ungebrochen. Auch die Fauns sind noch immer große Fans des Philologieprofessors aus Oxford. Während jedoch ihre Kollegen aus dem Black Metal der Macht Saurons huldigen, begeben sich die Berliner lieber in die Sagenwelt der Elben und Feen, auf die gute Seite der Macht sozusagen. Gewandet in ein progressives Geflecht aus Folk und Metal versinken sie in alten Geschichten und fördern deren Zauber zutage. Auch wenn uns in Sound und Performance eine Portion Druck fehlt, glauben wir doch, dass Elrond und Galadriel von den Fauns mittelschwer entzückt wären.
0,5 Grad Erderwärmung
http://www.sallys.net/Musik/Platten/Detail/77247/Fauns,Leaffall/
Heimat: fauns.de
Demo
Fauns
Misty Shores
CD (Eigenproduktion)
bereits erschienen
Es gibt sie also doch, die hoffnungsvollen Folk-Bands aus deutschen
Landen – und ich bitte darum, nun keine weitere rockige
Mittelalter-Formation zu erwarten! Mit Misty Shores haben die
Berliner Fauns ein überaus beachtenswertes und stimmungsvolles Demo
eingespielt, das mit all seinen Ecken und Kanten ein wahrhaft
liebenswertes Kleinod geworden ist. Vor allem der achtminütige (!)
Opener hat es dem Rezensenten angetan. On Misty Shores, so der Titel des Tracks, den ihr auch auf unserer aktuellen Orkus Compilation
finden könnt, glänzt durch die virtuos gespielten Instrumente und die
einfachen, aber eindrucksvollen Gesangslinien. Die Harmonien der
männlichen Stimmen, die über das Organ von Sängerin Maja Langholz
gelegt wurden, erinnern stellenweise an die der niederländischen
Orphanage, mit denen die Fauns ansonsten jedoch nichts gemein haben.
Der Song hat Klasse und stellt zu Beginn gleich den Höhepunkt des
Demos. Obgleich die Gruppe noch keinen Plattenvertrag hat, merkt man an
der Spielweise der Musiker, dass alle ihr Handwerk wirklich gut
beherrschen. Einziger Kritikpunkt ist in wenigen Passagen der weiteren
zwei Stücke der leicht näselnde Gesang von Maja, wenn sie etwas
sanftere Töne anschlägt. Wenn sie noch ein bisschen an diesem einzigen
Schwachpunkt arbeitet, ist sie indes die perfekte Sängerin für Fauns,
wie der Eingangstrack beweist. Ihre Stimme ist einfach authentisch
natürlich und fügt sich sehr schön in die Lieder ein. Allen Folk-Fans,
seien es Liebhaber der eher metallisch-rockigen Sorte oder offene Neo
Folker, sei dieses für schlappe drei Euro (!) erhältliche Demo schwer
ans Herz gelegt!!! Seit langem endlich wieder ein Demo, das tagelang im
CD-Schacht rotieren darf, ohne den faden Beigeschmack von Laientum zu
hinterlassen! Diesen Künstlern ist ein Plattenvertrag zu wünschen, auf
dass sie noch lange die finanziellen Mittel haben, weitere Scheiben
aufzunehmen! Kontakt: www.fauns.de (-)
Christian Hector (S. 91)
Fauns
Misty Shores
Mit dem ausufernden Stück On Misty Shores meldet sich eine Band zu Wort, die lange, vielleicht zu lange geschwiegen hat. Obgleich es sich bei Fauns um eine Gruppe handelt, die noch keinen Plattenvertrag hat, möchte man sie nicht „Demo-Band“ nennen, denn was die Berliner hier zelebrieren, ist definitiv zauberhafter Folk Metal der oberen Liga! Unterstützenswert! (S. 18)
FAUNS
MISTY SHORES
Mit Sonnenbaden und dem Bauen von Kleckerburgen haben die Fauns wohl nichts am Hut. Vielmehr lässt ihre Musik vermuten, dass man sie auf sattgrünen Lichtungen beim Rollenspiel beobachten kann. Dabei fallen ihnen sicher auch die ganzen märchenhaften Geschichten ein, die sie uns in ihrem epischen Liedgut aus Folk und Progressive-Rock zu erzählen wissen. Und wenn die Stimme von Sängerin Maja hier und da nicht etwas gequält klingen würde, könnte man wirklich fast meinen, eine Elfenfrau aus den Wäldern Lothloriens trällern zu hören. Jedenfalls ist der Tolkienfan in uns gepackt und wir graben im Uferschlamm nach goldenen Ringen.
Heimat: fauns.de